di
Federica Bandirali
A "Belve Crime" confessioni inedite: Bevevo sei bottiglie di vino a sera" ha detto a Fagnani. Poi il rimpianto di una carriera spezzata
Destinato da molti a diventare uno dei più grandi pugili italiani della sua generazione, Mirco Ricci si racconta senza filtri a Belve Crime, ospite di Francesca Fagnani, questa sera in prima serata. Un’intervista fatta di successi sportivi, dipendenza dall’alcol, violenza e carcere, nella quale l’ex campione ripercorre una vita segnata da talento e autodistruzione. «Ho iniziato a bere a quindici anni. Ero capace di bere cinque o sei bottiglie di vino a sera e non accorgermene», racconta Ricci durante il faccia a faccia con Fagnani. Un’abitudine che, secondo lo stesso pugile, ha inciso profondamente sulla sua carriera, compromettendo un talento che molti nel mondo della boxe consideravano straordinario. «Sono riuscito a preparare un titolo italiano in venti giorni», dice, quasi a sottolineare le capacità atletiche che avrebbero potuto portarlo molto più lontano. L’intervista ripercorre l’ascesa del pugile cresciuto nella periferia romana, arrivato fino ai vertici del pugilato europeo prima della caduta.
Fagnani affronta anche gli episodi più controversi della sua vita: le risse, le tentate rapine e la sparatoria del 19 luglio 2014, quando Ricci venne gambizzato poche ore dopo aver conquistato il titolo italiano. «Le posso chiedere se è plausibile pensare che dietro ci fosse una storia di scommesse?», domanda la giornalista. «Qui stiamo andando proprio sui film americani, non è così», replica Ricci. Poi aggiunge: «Forse è stato qualcuno che non ha digerito una litigata con me». Alla domanda sul perché non abbia mai cercato di capire chi ci fosse dietro quell’agguato, l’ex pugile taglia corto: «Non mi interessa. Che devo fare? È successo». Il momento più delicato dell’intervista arriva quando si affronta il reato più grave per cui Ricci è stato condannato: il sequestro di un bambino, vicenda legata a un debito di droga contratto da una donna nei confronti della madre dell’ex pugile. Nonostante la condanna definitiva, Ricci continua a professarsi innocente: «Io non capisco perché sono entrato dentro a questa storia». E ancora: «Mi sono trovato la vita distrutta, perché ho passato dieci anni chiuso dentro». Fagnani insiste sulla gravità dell’episodio: «Qui però alza il tiro: togliere e tenere un bambino per 48 ore a causa di un debito di droga…». Ricci replica sostenendo di aver soltanto consegnato del denaro alla madre: «Io ho solo portato dei soldi, cinquemila euro che mi aveva chiesto, e poi mi sono trovato in mezzo a questo casino assurdo». Nel corso dell’intervista emerge anche il lato più umano dell’ex pugile, oggi in regime di semilibertà. Ricci parla del figlio avuto tramite inseminazione artificiale e del rapporto che sta cercando di costruire con lui. «Questo me lo domando sempre», risponde quando Fagnani gli chiede come spiegherà al bambino il proprio passato. «Troverò un modo. Aspetto che cresca ancora un po’ e spero di potermi sedere con lui per raccontargli tutti gli sbagli che ho fatto, che sono tanti».









