All’assemblea generale il presidente di Confindustria chiede un patto bipartisan per rilanciare industria e crescita e propone di riallocare 20 miliardi tra sviluppo, scuola e sanità. Attacco a Bruxelles su Ets e burocrazia, pressing sul governo per sbloccare le rinnovabili e allarme sul rischio “deserto industriale”

Non è stata l’assemblea delle rivendicazioni rituali. Ma non c’è stato nemmeno uno scontro frontale con il governo. Emanuele Orsini (nella foto) ha scelto un’altra strada: costruire un’agenda politica-industriale e provare a imporla contemporaneamente a Roma e a Bruxelles. Con un avvertimento netto: senza una svolta su energia, investimenti e competitività, l’Italia e l’Europa rischiano la deindustrializzazione.

Dal palco della Nuvola, davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla premier Giorgia Meloni, il presidente di Confindustria ha alternato toni collaborativi e messaggi molto duri. Qualche strigliata al governo, molte quelle all’Unione europea. Ma soprattutto una richiesta politica trasversale: smettere di trasformare industria, energia e crescita in terreno di scontro elettorale.

È probabilmente questo il cuore vero dell’assemblea 2026 di Confindustria.