Da Peppe a Ciccio. Nel mezzo, 2 anni di commissariamento prefettizio e 12 anni di Giuseppe Falcomatà. Che non è il Peppe (Scopelliti, ndr) da cui il centrodestra è partito per arrivare a “Ciccio”, il nuovo sindaco di Reggio Calabria. In un pomeriggio la città dello Stretto è tornata indietro di 20 anni. Almeno politicamente, con una destra che riconquista Palazzo San Giorgio dopo aver rievocato (senza mai ammetterlo) per tutta la campagna elettorale quel “modello Reggio” che, nel 2012, ha portato prima allo scioglimento per mafia e poi a un piano di rientro “lacrime e sangue”.

Scrutinate tutte le 196 sezioni, il dato definitivo delle comunali di Reggio Calabria è incontestabile: il deputato di Forza Italia Francesco Cannizzaro è stato eletto con il 65,68% dei voti venendo superato solo dalle sue 11 liste che hanno sfiorato il 70% delle preferenze (69,52%). Proprio il suo esercito di candidati (quasi 400) ha consentito al neo sindaco di non soffrire nemmeno il voto disgiunto a favore degli altri candidati.

Contro “Ciccio” Cannizzaro poco o nulla ha potuto fare quello centrosinistra Domenico Battaglia detto “Mimmetto”, il sindaco facente funzioni che ha sostituito negli ultimi mesi l’uscente Giuseppe Falcomatà diventato consigliere regionale. Con le sue 6 liste (e quindi con la metà dei candidati a consigliere, ndr), infatti, Battaglia si è fermato al 24,74%. Di più non poteva fare e, dopo aver telefonato a Cannizzaro per congratularsi, ha affidato a una nota stampa il suo commento: “Prendo atto con rispetto della volontà espressa dai cittadini che rappresenta il fondamento della democrazia. – dice – Alla nuova amministrazione consegniamo un Comune in salute, con i conti in ordine, una macchina amministrativa operativa e numerosi percorsi già avviati su opere pubbliche, servizi, rigenerazione urbana e programmazione strategica. Desidero ringraziare tutti coloro che mi sono stati accanto in questo percorso e quanti hanno condiviso con me questi mesi di lavoro intenso”.