L'accusa degli attivisti all'esecutivo: «Affronti la dipendenza dalle fonti fossili e tassi gli extraprofitti»
Da qualche giorno, ci sono due volti che compaiono sulle pompe di benzina, proprio accanto a quei prezzi che da mesi sono prima schizzati alle stelle per via della guerra in Medio Oriente, e poi calmierati – solo in parte – dal taglio delle accise approvato dal governo. I due volti sono quelli di Donald Trump e Giorgia Meloni, accusati da Greenpeace Italia di essere i veri responsabili del caro carburante.
L’accusa al governo Meloni su Iran ed energia
L’accusa degli attivisti nei confronti del governo è duplice. Da un lato, la vicinanza all’amministrazione americana di Trump, responsabile dell’attacco contro l’Iran che ha gettato il Medio Oriente di nuovo nel caos. Dall’altro, l’assenza di politiche per ridurre la dipendenza dell’Italia da gas e petrolio o tassare gli extraprofitti dei colossi energetici. «Mentre famiglie, lavoratori e imprese subiscono gli effetti della crisi energetica ed economica, il governo italiano opta per soluzioni tampone che non risolvono il problema, prolungano ancora la nostra dipendenza dai combustibili fossili e rinviano la transizione energetica, unica via di uscita per questa crisi», dichiara Simona Abbate, attivista di Greenpeace Italia.






