HomeCronacaAntico Egitto: quando la bellezza era anche curaAlla Biblioteca delle Oblate l’egittologa Maria Cristina Guidotti ha raccontato riti, cosmetici, profumi e pratiche mediche nell’Antico Egitto, in un incontro promosso dagli Amici del FoulardMaria Paola Alberti e Maria Cristina GuidottiRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciFirenze, 26 maggio 2026 — Bellezza, igiene, medicina, religione: nell’Antico Egitto il corpo non era mai soltanto corpo. Era immagine, salute, identità sociale, protezione spirituale e persino promessa di eternità. È intorno a questo intreccio affascinante che si è sviluppato l’incontro “La bellezza e la cura del corpo nell’Antico Egitto”, ospitato nella Sala storica Dino Campana della Biblioteca delle Oblate e organizzato dall'Associazione culturale Amici del Foulard. A guidare il pubblico in questo viaggio tra papiri medici, mummie, unguenti, profumi, parrucche e trucchi rituali è stata l’egittologa Maria Cristina Guidotti, relatrice dell’appuntamento patrocinato dal Comune di Firenze e della Biblioteca delle Oblate. Guidotti ha ricostruito un mondo in cui la cura personale non rispondeva soltanto al desiderio di apparire. Nell’Egitto faraonico, infatti, pratiche estetiche e pratiche sanitarie procedevano spesso insieme. La depilazione aveva motivazioni igieniche, il trucco degli occhi serviva anche a proteggerli dal sole, le creme e gli unguenti avevano funzioni cosmetiche ma anche terapeutiche. Medici, maghi e sacerdoti condividevano uno stesso orizzonte di conoscenze, sotto la protezione di divinità come Sekhmet, dea dalla testa di leonessa. Particolarmente ricca la parte dedicata al corpo femminile, alla gravidanza e alla maternità: le donne erano accompagnate dalla protezione della dea ippopotamo Toeris, mentre il demone Bes vegliava sul parto e sul neonato. Ampio spazio anche ai capelli, alle parrucche, all’henné usato per tingere i capelli bianchi — pratica riscontrata perfino sulla mummia di Ramesse II — e alla celebre “treccia della giovinezza” lasciata ai bambini. Tra i passaggi più suggestivi, quello dedicato al trucco e al suo valore simbolico: «Nell’antico Egitto la bellezza non veniva ricercata solo in vita ma, idealizzata, doveva realizzarsi anche nell’aldilà sul corpo del defunto, attraverso la truccatura delle maschere funerarie e dei sarcofagi», ha spiegato Guidotti. Il pubblico ha così scoperto che il famoso kohl, usato da uomini e donne per disegnare il contorno degli occhi, era una sorta di collirio a base di galena, mentre fard e rossetti venivano ricavati dall’ocra rossa. Non meno interessante il capitolo dedicato ai profumi, legati alla figura di Nefertum, dio guerriero con il fiore di loto sul capo: lo stesso loto che, oltre a essere ingrediente e decorazione, aveva una forte valenza religiosa come simbolo di rinascita e resurrezione. A chiudere idealmente il percorso, i contenitori di medicine, cosmetici e profumi: pietra, vetro, fayence, legno. Oggetti nati per custodire sostanze preziose, ma diventati spesso piccoli capolavori d’arte. Perché, nell’Antico Egitto, anche un vasetto poteva raccontare una civiltà intera.
Antico Egitto: quando la bellezza era anche cura
Alla Biblioteca delle Oblate l’egittologa Maria Cristina Guidotti ha raccontato riti, cosmetici, profumi e pratiche mediche nell’Antico Egitto, in un incontro promosso dagli Amici del Foulard









