Il Tesoro anticipa la mossa del fondo Cvc, che era pronto a un’offerta da 9 miliardi
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Il Tesoro blinda Nexi. Il consiglio di amministrazione di Cdp Equity ha infatti approvato la possibilità di aumentare la partecipazione nella paytech bancaria dall'attuale 19,14% fino al 29,9 per cento. Il primo azionista di Nexi sarebbe al momento il fondo Hellman & Friedman con il 22,2%, mentre il flottante è decisamente alto (58,6%). È stata deliberata la sottoscrizione di contratti derivati fino all'8% del capitale sociale, che potranno avere regolamento in azioni ove ottenute le necessarie autorizzazioni. Inoltre, la partecipazione potrà essere aumentata anche attraverso acquisti diretti da parte di Cdp Equity, si legge sulla nota della società guidata da Fabio Barchiesi. Che, viene sottolineato, «non intende lanciare un'offerta pubblica di acquisto sulle azioni di Nexi». L'operazione sarà soggetta al rilascio delle autorizzazioni regolamentari necessarie per il superamento delle soglie rilevanti. La mossa è stata decisa domenica dal cda in risposta alle voci di un'offerta in arrivo dal fondo statunitense Cvc Partners che, secondo indiscrezioni, sarebbe stato pronto a mettere sul piatto fino a 9 miliardi per tutta l'azienda, debito compreso.Nexi ha un debito alto ma processa 1.800 miliardi di transazioni digitali in oltre 25 Paesi e la possibilità di giocare un grosso ruolo in Europa anche nello sviluppo dell'euro digitale. Per il Mef è un'azienda strategica e deve restare in mani sicure perché il settore dei pagamenti digitali è dominato dai big americani e orientali e presenta svariati caratteri di rilevanza pubblica sulla sicurezza dei dati, delle transazioni e della privacy. Non a caso il governo ha progressivamente ampliato il perimetro delle attività considerate strategiche, includendo sempre più spesso infrastrutture digitali e reti finanziarie sensibili. L'Italia quindi non vuole perderne il controllo e, al massimo, sarebbe disposta a valutare un'alleanza con la francese Worldline, oggi in crisi. Il settore è comunque coperto dalla normativa del Golden power e quindi qualunque acquisizione, alleanza o cambiamento di governance, senza il gradimento di Palazzo Chigi, potrebbe essere bloccata e impugnata dal governo.










