Dalle prime luci dell’alba è in corso una vasta operazione antimafia nel Nord Salento. I carabinieri del comando provinciale di Lecce, del nucleo investigativo e della compagnia di Campi Salentina, coordinati dalla sostituta procuratrice della Direzione distrettuale antimafia Giovanna Cannarile, stanno eseguendo trenta ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti indagati tra Squinzano e comuni limitrofi.

Al centro dell’inchiesta, un’organizzazione criminale accusata di aver esercitato un capillare controllo del territorio attraverso intimidazioni, violenza e assoggettamento omertoso, elementi che hanno portato gli investigatori a contestare, per alcuni dei destinatari, il reato di associazione mafiosa ai sensi dell’articolo 416 bis del codice penale.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo ha gestito un articolato sistema criminale fondato sul traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, ma anche su minacce, pestaggi, attentati, tentati omicidi e azioni punitive nei confronti di chi si opponeva o tentava di sottrarsi alle regole imposte dal sodalizio.

Gli inquirenti descrivono una struttura capace di reclutare nuove leve soprattutto tra i più giovani, con un progressivo radicamento sul territorio e il recupero di pratiche tradizionali tipiche delle organizzazioni mafiose. Tra gli aspetti più inquietanti emersi dall’inchiesta vi è infatti il ritorno dei riti di affiliazione, una “liturgia” criminale che nelle mafie più moderne tende a scomparire ma che, nel cuore del Salento, continua a essere utilizzata per rafforzare il vincolo associativo e il senso di appartenenza al clan.