Confesso che, frequentando poco e male la tv, in particolare Rai 1, non avevo realizzato l’esistenza mediatica di Concita Borrelli. Ho letto che ha pronunciato in passato parole più che discutibili sia sulla capacità di riconoscere persone omosessuali grazie a particolari e innati “radar”, sia contro le iniziative pubbliche di Gino Cecchettin e la frase della sorella di Giulia, Elena, riferita al femminicida Filippo Turetta: «I “mostri” non sono malati, sono figli sani del patriarcato». Per Borrelli il patriarcato semplicemente “non esiste”.
Ma la frase che nei giorni scorsi ha sollevato una polemica fortissima e una richiesta molto vasta di scuse pubbliche e altri provvedimenti, durante un ennesimo dibattito su Garlasco a Porta a porta di Bruno Vespa, forse merita qualche riflessione in più.
La ripeto: «Se entriamo nella sfera sessuale di ognuno di noi, dico una cosa terribile, forte, c’è lo stupro, c’è che qualcuno ti prende o prendi qualcuno. Nella testa, nei sogni, nell’immaginazione… ce l’abbiamo tutti tutte, e qui non si tratta di essere santi, bigotti o assassini… quindi questo è pericolosissimo…». L’osservazione, se ho capito bene, era volta a non far considerare indizi probanti di colpevolezza per il tale Sempio certe sue manifestazioni riconducibili a un particolare immaginario sessuale e erotico.






