Si è chiusa un'altra stagione di Che Tempo Che fa e si può dire anche nel migliore di modi. Il programma di Fabio Fazio ha toccato il milione e mezzo di telespettatori, con l'8.5% di share, numeri significativi per Warner Bros Discovery che in questi anni ha cercato di costruirsi uno spazio nell'olimpo delle principali emittenti televisive. Se c'è un motivo, però, che è alla base di questo confermato successo è l'abilità del conduttore e della sua squadra di aver creato qualcosa di riconoscibile e che risponde pienamente a una domanda, da parte del pubblico, come altri programmi non sono mai riusciti a fare. Complice il fatto di aver costruito uno show in cui, in fin dei conti, resiste un "circoletto" televisivo che, però, non disturba, anzi, attira chi lo guarda.

La storia televisiva di Che Tempo Che Fa supera i vent'anni, è una storia fatta di crescita costante, di fidelizzazione da parte del pubblico, è una storia che racconta come da un'idea, buona, si crea qualcosa che abbia la forza di restare, nonostante i cambiamenti. E non è scontato. Il salotto di Fabio Fazio è diventato nel tempo un punto di riferimento per quella fetta di pubblico che ha voglia di intrattenersi con un programma che riesca ad alternare con eleganza, misura e sapienza, il registro alto con quello che siamo soliti chiamare "basso", ma che in questo caso non lo è affatto. Semplicemente, in più di vent'anni di messa in onda, cambi di rete, palinsesti, orari e quant'altro, si è trovata la formula perfetta che rende il programma un contenitore godibile in cui la leggerezza e l'approfondimento possono trovare casa. Il successo di questa trasmissione televisiva è tutto qui, in questa capacità che, purtroppo, anche a distanza di tre anni dall'addio, la Rai non può non rimpiangere almeno un po'. Fabio Fazio e Luciana Littizzetto a Che Tempo Che Fa Da Fabio Fazio arrivano nomi importanti, come non si contemplano nemmeno per l'evento televisivo per eccellenza come Sanremo. Sarà per promozione? Certo, ma intanto arrivano e si lasciano intervistare. Quindi, a conti fatti, chi ci perde è il servizio pubblico che non ha più una zona franca, capace di catalizzare l'attenzione del pubblico, ma soprattutto di avere un peso specifico all'interno del palinsesto. Fazio è stato capace di fare uno speciale su Ornella Vanoni, per ricordarla, che la Rai non è stata capace di mettere in piedi e questo è a dir poco significativo. Probabilmente gioca a favore del conduttore il fatto di aver creato quello che in gergo si chiamerebbe un "circoletto" di personaggi che arricchiscono il programma e che, da fuori, non hanno l'aria di essere altezzosi, ma anzi, fanno simpatia, non provocando quell'effetto distaccato che solitamente susciterebbe chi fa parte di un elitè. Perché l'idea che si vuole trasmettere è quella di una famiglia, più che una di una cerchia ristretta di nomi dal peso specifico.