Il sistema della salute mentale italiana segue ogni anno centinaia di migliaia di persone, ma rischia di andare in crisi per una quota minima di pazienti con rilevanza giudiziaria. Nel 2024 i Dipartimenti di salute mentale (DSM) hanno seguito circa 845.000 persone, con oltre 10 milioni di prestazioni erogate e più di 272.000 nuovi accessi nell’anno. Eppure, è sufficiente una quota estremamente ridotta – poco più dello 0,1% dell’utenza – per mettere sotto pressione l’intera organizzazione dei servizi. Si tratta di alcune centinaia di persone inserite nelle REMS, le Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza (ndr. strutture sanitarie residenziali che ospitano persone affette da disturbi mentali che hanno commesso reati, dichiarate incapaci di intendere e di volere, e socialmente pericolose), a cui si aggiungono altre centinaia in lista d’attesa, e di una quota più ampia di pazienti sottoposti a misure di sicurezza o comunque coinvolti in procedimenti giudiziari, che richiedono livelli di controllo, responsabilità e continuità assistenziale molto più elevati rispetto alla media.
Una sproporzione che segnala un cambiamento profondo: la psichiatria si trova oggi, nei fatti, sempre più collocata in un’area di confine tra cura e sistema giudiziario, chiamata a gestire non solo il bisogno clinico ma anche la pericolosità sociale, senza che questo passaggio sia stato realmente governato sul piano normativo e organizzativo. Il dato è ancora più evidente se si considera che circa il 30% dei posti nelle strutture residenziali è oggi occupato da persone con misure di sicurezza, segno che una “filiera forense” esiste già, ma in modo implicito, disorganico e senza un chiaro riconoscimento istituzionale. Questo è uno dei temi chiave affrontati in apertura del III Congresso Nazionale della Società Italiana di Psichiatria e Psicopatologia Forense. Un confronto che si inserisce in un quadro di mutamenti normativi e giurisprudenziali e di progressivo affidamento ai Dipartimenti di Salute Mentale di autori di reato con disturbi psichiatrici, con ricadute dirette sull’organizzazione dei servizi e sulle responsabilità professionali.








