Roma, 25 mag. (askanews) – Le attuali terapie antitumorali includono farmaci di grande successo, come gli anticorpi monoclonali rivolti contro i cosiddetti “immune checkpoints”, per i quali Tasuku Honjo e James P. Allison hanno vinto il Premio Nobel per la Fisiologia e Medicina nel 2018. Questi anticorpi sbloccano il sistema immunitario disattivando tali “checkpoints” biologici, veri e propri freni molecolari di membrana che impediscono alle cellule immunitarie di attaccare il cancro. Tuttavia, molti pazienti non rispondono alla terapia o sviluppano resistenza nel tempo. Questo limite, riferisce una nota dell’Università La Sapienza, si riscontra soprattutto nei cosiddetti “tumori freddi”, come la maggior parte dei carcinomi del colon-retto e del fegato.

Un nuovo studio coordinato dalla Sapienza ha scoperto un inedito meccanismo di difesa dei tumori. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista Journal for ImmunoTherapy of Cancer, rivela che la proteina TGFBI agisce come uno “scudo molecolare”. Questa sostanza è stata individuata attraverso l’analisi proteomica dei fattori secreti nel microambiente tumorale (secretoma) di pazienti con cancro al fegato e al colon-retto, ed è risultata essere in grado di proteggere il tumore, inibendo le difese immunitarie.