Il caldo si accumula, le piogge diventano più violente e le città italiane restano fragili: i dati Istat mostrano un cambiamento ormai quotidiano

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Il caldo resta incastrato tra i palazziMilano, Genova e Roma in cimaLe città italiane consumano e concentrano tutto

Ci sono sere in cui una città sembra non riuscire più a raffreddarsi. L’asfalto continua a buttare fuori calore anche dopo il tramonto, i muri restano tiepidi, le finestre aperte servono a poco e il sonno arriva male. Poi magari, qualche settimana dopo, bastano poche ore di pioggia per trasformare una strada in un torrente marrone, un sottopasso in una trappola, una stazione in una piscina improvvisata. Il cambiamento climatico urbano, ormai, in Italia ha molto meno a che fare con le immagini astratte dei ghiacciai lontani e molto più con il corpo delle città.

I dati del Rapporto annuale Istat 2026 raccontano proprio questo: un aumento delle temperature, una crescita degli eventi estremi e città che fanno sempre più fatica ad assorbire il colpo. Nei 21 capoluoghi di regione italiani, tra 1971 e 2023, aumentano sia la temperatura media annua sia la frequenza di anomalie termiche e precipitazioni intense. Dal 1997 le anomalie annuali di temperatura risultano sempre positive, con la sola eccezione del 2005 e del 2010. Nel 2022 e nel 2023 si raggiunge il valore medio annuo più alto dell’intera serie storica: circa 16,6°C.