Risale alla settimana scorsa la notizia della ressa (o rissa?) in piazza Gae Aulenti a Milano fra chi era in coda per accaparrarsi un « Royal Pop », l’orologio da tasca in bioceramica nato dalla collaborazione fra Audemars Piguet e Swatch, in omaggio all’iconico Royal Oak, lanciato da AP nel 1972, e agli Swatch Pop, risalenti agli anni ’80.

L’accostamento – ispirato ai toni scanzonati della Pop Art – potrebbe fare (e ha fatto) alzare il sopracciglio ai puristi.

Ma quello fra Swatch e mondo dell’arte è un legame molto più profondo, puntellato di nomi come Keith Haring, Sam Francis, Valerio Adami, Mimmo Rotella, Kiki Picasso (ma l’elenco è lunghissimo, con presenza di ‘insospettabili’, per esempio Renzo Piano).

Tutte produzioni limitate, non più acquistabili sul mercato primario ma solo sulle piattaforme di rivendita e anche, occasionalmente, in asta. “Gli Swatch, anche quelli più rari e frutto delle collaborazioni artistiche più prestigiose, non sono orologi costosi, non sono paragonabili ai segnatempo dei grandi marchi di lusso.

Sono però indubbiamente un oggetto divertente e iconico, che può diventare porta di ingresso per il collezionismo maggiore” dice Domenico Cecconi, specialista del dipartimento orologi di Cambi Aste, che nel maggio 2022 organizzò una vendita online dedicata proprio agli Swatch d’artista.