“Abbiamo acquisito il marchio Cinzano in primo luogo per entrare in un mercato importante come quello del vermouth, ma anche per ampliare la nostra azienda con un marchio che in qualche modo ha fatto la storia del beverage italiano”; a parlare è Nuccio Caffo, amministratore delegato delle omonime distillerie calabresi, celebri per produrre l’Amaro del Capo, che negli ultimi anni grazie a una campagna acquisti mirati ha rilanciato brand storici come Borsci, Ferro China Bisleri e da ultimo Cinzano. La storia di queste acquisizioni è raccontata nel libro “Semper ad maiora. Viaggio tra storie autentiche nello spirito del Gruppo Caffo” che è stato presentato nei giorni scorsi al Salone del Libro di Torino, dallo stesso Caffo con l’autore del volume Valerio Bigano e con l’editore Florindo Rubbettino.
L’acquisizione del marchio Cinzano da parte del gruppo Caffo rappresenta per l’azienda piemontese l’ultimo capitolo di una storia avventurosa e negli ultimi anni travagliata che si apre alcuni secoli fa, nel 1568, quando a Pecetto, vicino a Torino si registra il nome di una famiglia Cinzano che produce rosolii. Nel corso del tempo da Pecetto la famiglia, dopo aver ottenuto dai Savoia il brevetto da acquavitai si sposta a Torino e riceve a metà Ottocento dalla casa reale il compito di provare a produrre vini sul modello francese dello champagne nelle tenute reali di Santo Stefano Belbo e Santa Vittoria d’Alba.






