di Mario Della Cioppa*

In Puglia emergono sempre più segnali che i magistrati descrivono come un ulteriore salto di qualità di una criminalità capace di ridefinire continuamente i propri equilibri. Quando in Capitanata vi fu la cosiddetta strage di San Marco in Lamis, il governo comprese che non servivano mere dichiarazioni ma fornire sostegno reale a magistratura e polizia. Da poco Questore a Foggia, al Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica del 10 agosto 2017, illustrammo ai vertici nazionali ciò che serviva e fummo ascoltati. A quella riunione non seguirono slogan ma rinforzi, investigatori di qualità e supporto logistico. Si sviluppò un vero intervento di sistema grazie al contributo senza precedenti dell’allora Ministro dell’Interno e dell’ex Capo della Polizia Franco Gabrielli. I risultati arrivarono rapidamente. Oggi non è più così.

Negli ultimi tre anni si sono susseguite visite del Ministro dell’Interno che ha tenuto riunioni con sindaci e rappresentanti istituzionali, fornito rassicurazioni, annunci e richiami dell’attenzione del Governo. Sempre la stessa rappresentazione, modalità comunicativa e postura. Il problema non sono i Comitati di due ore strapieni di gente, ci mancherebbe altro. Il problema nasce quando tutto si esaurisce prevalentemente nella dimensione simbolica e comunicativa, basata su una semplice elencazione generica di interventi comuni in tutta Italia, senza spiegare invece quale specifica strategia concreta si intenda costruire in quei territori, a prescindere dal potenziamento della videosorveglianza, dal richiamo ai vari “modelli Caivano” o “zone rosse”, puntualmente evocati.