di
Gian Guido Vecchi
Nel discorso del Papa ad Acerra, davanti a quindicimila persone, si rivolge soprattutto alle istituzioni
InviatoACERRA (Napoli) - «Osare la profezia nonostante le resistenze e le minacce è ciò che il Signore ci chiede e il suo Spirito ispira. In questo territorio la vita c’è e contrasta la morte; la giustizia esiste e si affermerà». Leone XIV arriva nella Terra dei Fuochi, «un’espressione che non fa giustizia al bene che c’è e che resiste, ma che ha certamente facilitato una presa di coscienza diffusa della gravità del malaffare e dell’indifferenza che ha lasciato spazio ai crimini», e sillaba un discorso vibrante, rivolto anzitutto alle istituzioni.
«Occorre scegliere la vita e liberarsi dai legami di morte. C’è sempre una sottile convenienza nella rassegnazione, nei compromessi, nel rimandare le decisioni necessarie e coraggiose. Il fatalismo, il lamento, lo scaricare la colpa sugli altri sono il terreno di coltura dell’illegalità e un principio di desertificazione delle coscienze. Per questo vorrei dire a tutti voi: assumiamoci ognuno le proprie responsabilità, scegliamo la giustizia, serviamo la vita! Il bene comune viene prima degli affari di pochi, degli interessi di parte, piccoli o grandi che siano».










