Il Papa, nel suo primo discorso ad Acerra, invita tutti, a partire dagli uomini di Chiesa, a manifestare «quotidianamente l’autorità del servizio, che si abbassa e avvicina, che fa il primo passo e perdona. Va infatti scardinata una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo». Dio «ispiri forme nuove di annuncio, di cooperazione, di rigenerazione ambientale e sociale. Esiste infatti una spiritualità dei luoghi, ma che deve tutto alla spiritualità delle persone. Il cambiamento del mondo, infatti, inizia sempre dal cuore».

E’ possibile «un "esercito" di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra e delle sue comunità. Non più fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda». Lo ha detto il Papa ad Acerra. Dio «accende i cuori e le menti di migliaia e migliaia di uomini e donne, di bambini e di anziani e ispira cura, consolazione, attenzione, amore vero. In particolare voi, famiglie che la morte ha colpito, generate vita nuova trasmettendo a figli e figlie, a nipoti e vicini quel senso di responsabilità che troppe volte sin qui è mancato. Lasciate morire il risentimento, praticate per primi la giustizia che chiedete».