Novanta morti, ma il bilancio dell’esplosione avvenuta nel nord della Cina, in una miniera di carbone di Liushenyu nella provincia dello Shanxi, potrebbe essere più pesante. Si tratta del disastro più importante negli ultimi 17 anni. I media statali riportano che l’incidente è avvenuto venerdì sera intorno alle 19,30, quando in servizio c’erano 247 operai. Secondo il South China Morning Post già nel pomeriggio era scattato un allarme per monossido di carbonio.
La miniera è gestita dal gruppo Tongzhou; i suoi dirigenti sono stati arrestati nell’ambito dell’inchiesta già avviata che ha attirato l’attenzione del presidente Xi Jinping. Il leader ha chiesto – come riportano i media cinesi – di fare ogni sforzo nelle operazioni di soccorso, nelle quali sono impegnate circa 300 unità di pronto intervento e di avviare “indagini approfondite”. Dai primi accertamenti è risultato che dentro la miniera i livelli di monossido di carbonio – gas inodore e altamente tossico – erano superiori ai limiti.
Non stupisce che la tragedia sia avvenuta nello Shanxi, una delle zone più povere della Cina, allo stesso tempo principale zona di estrazioni di carbone del Paese. Lo scorso anno i lavorati impegnati in quella provincia hanno estratto 1,17 miliardi di tonnellate di carbone, quasi un terzo del totale a livello nazionale.










