Un uomo nascosto dietro un albero, travestito per non farsi notare, con uno smartphone tra le mani. La trama da film di spie di serie B è, invece, la storia bizzarra di una partita che vale moltissimo, o forse il prologo di una delle vicende più assurde degli ultimi anni. Parliamo di calcio, della corsa per un posto in finale di Championship, la partita più ricca che il pallone conosca: andare in Premier garantisce entrate per 230 milioni di euro circa, in tre anni, anche se nel campionato dopo si retrocede. Una cosa serissima, finita un po’ in burla, un po’ in guerra di carte bollate. Perché prima della semifinale di andata contro il Southampton, il Middlesbrough ha notato qualcosa di strano durante l’allenamento: proprio quell’uomo nascosto dietro un albero, travestito per non farsi notare, con uno smartphone tra le mani. Una spia, immaginano. Dei Saints, i prossimi rivali. Un uomo mandato a riprendere l’allenamento, le prove generali, per rubare i segreti. Un trucco antico, nell’era dei video analyst. Scandalo, proteste, la semifinale si gioca: andata (0-0), ritorno con supplementari (2-1) e qualificazione del Southampton, contro l’Hull. Ma, subito, si capisce che non finirà così, con il risultato del campo. Perché in Inghilterra è vietato spiare gli avversari nelle 72 ore precedenti una partita. La chiamano “Legge Bielsa”, perché nacque quando Bielsa allenava il Leeds United e una “spia” che stava usando un binocolo e indossava abiti scuri fu scoperta dalla polizia su una strada pubblica vicino al centro di allenamento del Derby County, avversario del Leeds. Bielsa ammise di aver spiato tutti i suoi rivali in quella stagione, la società fu multata di 200mila sterline e venne cambiato il regolamento.Quindi, a semifinale finita, via al ricorso, con la finale congelata: fissata per oggi, ma inizialmente senza sapere chi l’avrebbe giocata. Fino al verdetto della giustizia sportiva di martedì, confermato in appello mercoledì: Southampton escluso dalla finale e penalizzato di quattro punti per la prossima stagione, in finale ci va chi aveva perso con il trucco. L’uomo che spiava, si è scoperto, era William Salt, un analista video che lavora con Tonda Eckert, allenatore dei Saints. Aveva un albergo prenotato nelle vicinanze anche per il giorno dopo (quindi si pensa che avrebbe spiato ancora), ma se l’è data a gambe appena è stato visto da chi, sul campo, era attento anche fuori. Non capitava per caso, quindi. Era tutto studiato. Anzi, nella discussione davanti alla giustizia sportiva è venuto fuori che l’allenatore dei Saints (che si è giustificato dicendo che, avendo allenato per gran parte del tempo in Germania non era a conoscenza della regola) aveva fatto spiare anche l’Oxford United e l’Ipswich Town. Una prassi, insomma. Che doveva far volare il Southampton e ora lo farà precipitare: i calciatori stanno pensando a un’azione contro il club, perché perdendo la promozione per quel trucco non riceveranno l’adeguamento dello stipendio, Eckert è sotto indagine della Federazione e rischia, con altri, provvedimenti individuali. E anche l’Hull, la finalista qualificata sul serio, ha pronto il ricorso in caso di sconfitta: se il Southampton è fuori, pretende la promozione in Premier d’ufficio. I giocatori, dice, si sono allenati per una settimana preparandosi ad affrontare avversari che non vedranno, sono stati a loro volta ingannati. Sì, non è ancora finita. Con 230 milioni di euro in palio tutti sono pronti a tutto. Anche a fare la figura degli spioni.