Essere un elefante e non una farfalla, mentre lei può volare lui rimane a terra ma il suo cuore è proprio simile a quello della farfalla, anche sei lei, purtroppo non può vederlo. È proprio questo il significato de ’L’elefante e la farfalla’, il brano che Michele Zarrillo portò a Sanremo nel 1996 e che quest’anno compie trent’anni. Per festeggiarlo il cantautore romano arriva martedì sera alle 21 al Teatro Cartiere Carrara. In fondo, questa è "una delle mie canzoni più amate, l’ho voluta omaggiare con delle date live che mi permettono di salutare il mio pubblico in questo periodo in cui mi è così vicino", spiega Michele Zarrillo.
Un tour con i grandi successi della sua carriera. 54 anni in musica cosa significano?
"Tanta voglia di fare musica, che non è mai passata. Ho la fortuna di aver scritto più di 200 canzoni, di cui alcune con grande risonanza popolare. E questo mi spinge a rischiare, come dico ne ’L’acrobata’".
Lei ha iniziato con gruppi alternative e progressive rock. Com’era il periodo dei Seminaris e il Rovescio della Medaglia?
"Ho iniziato a 13 anni. A 14 mi chiamarono i Semiramis, dove già suonava mio fratello, perché ero il più esperto, anche se il più piccolo. Da lì siamo cresciuti tutti insieme. Poi, però, mi sono fatto strizzare l’occhio dal pop di Billy Joel e di Stevie Wonder, così ho cominciato a scrivere canzoni".






