L’indebitamento della Commissione europea per i vari progetti porta conseguenze rilevanti non solo per i beneficiari (gli Stati membri per il Pnrr, l’Ucraina per i 50 miliardi oltre agli ulteriori 90 approvati ad aprile scorso), ma per gli equilibri interni dell’Unione. Per capire quale possa essere il cambiamento occorre però chiarire alcuni meccanismi di base.
I titoli di Stato non sono solo una forma di debito, ma sono strumenti di liquidità. Il meccanismo posto in essere dagli stati consiste nello scambio fra il denaro prestato (tipicamente da banche) e documenti legali che descrivono la somma, i tempi di restituzione e il compenso ai crediti (espresso in percentuale come tasso di interesse).
Con tale modalità gli Stati Ue annualmente emettono obbligazioni per circa 1300 miliardi di euro all’anno, cui adesso si affianca la Commissione con un massimo di bond-Ue di 200 miliardi. Con queste cifre la Ue è divenuta dal 2021 uno dei principali emettitori in termini quantitativi, raggiungendo il livello dei primi cinque Stati Ue. Se si guarda al prezzo dei bond (il quale per un verso esprime la redditività per chi li compra, dall’altro quanto essi siano sicuri), solo il solido bund tedesco batte le obbligazioni europee. Quindi l’Unione europea entra in campo come debitore non in posizione dominante, ma da protagonista.








