«Un crimine mostruoso» l’hanno definito i russi. È di almeno 6 morti, 39 feriti e 15 dispersi il bilancio di un attacco con droni compiuto ieri sera dalle forze ucraine contro un dormitorio studentesco a Starobelsk, nella regione di Lugansk. A dare l’annuncio era stato ieri mattina il capo della Repubblica popolare di Lugansk, una delle due che compongono il Donbass, occupata integralmente dalle truppe russe dopo gli scontri a varia intensità iniziati nel 2014.
Dopo l’annuncio dato dal capo dell’autoproclamata Repubblica popolare di Lugansk, Leonid Pasechnik, è stato il presidente Putin in persona a parlare del caso, definendolo un «attacco terroristico compiuto dal regime neonazista che ha preso il potere a Kiev». Il Comitato investigativo russo ha dichiarato che il dormitorio, un edificio di cinque piani situato, è stato bersagliato da «quattro droni ad ala fissa in un attacco mirato» che ha provocato il crollo della struttura fino al secondo piano. Si ritiene che ancora diversi giovani siano intrappolati sotto le macerie. «Al momento dell’attacco», riferiscono le autorità locali, «erano presenti 86 ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni».
«I responsabili di questo crimine devono essere puniti. In generale, il regime di Kiev deve essere punito», ha dichiarato Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino durante un briefing con le agenzie di stampa russe. Inoltre, per il ministero degli Esteri, con l’attacco di ieri gli ucraini «si assumono la piena responsabilità dell’escalation delle ostilità e del sabotaggio degli sforzi politici e diplomatici volti a risolvere il conflitto».










