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Il Consiglio dei ministri ha prorogato per tre settimane la riduzione delle accise sui carburanti, che altrimenti sarebbe terminata il primo maggio. La misura è stata introdotta con l’intenzione di contenere il rialzo dei prezzi causato dalla guerra in Medio Oriente, ma ha come conseguenza quella di favorire (o comunque di non disincentivare) il consumo di un bene che in questo momento scarseggia. È il contrario di quello che stanno facendo altri paesi, razionando le scorte e adottando misure per ridurre la domanda di carburante.
Già un mese fa il commissario dell’Unione Europea all’Energia, Dan Jørgensen, aveva esortato i paesi membri ad adottare questo atteggiamento più prudente. Nello stesso periodo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (un’organizzazione intergovernativa che serve a coordinare le politiche energetiche dei paesi membri) aveva consigliato una serie di misure che i governi avrebbero potuto incentivare per ridurre la domanda di carburante: limitare gli spostamenti grazie al lavoro da casa, favorire l’uso dei mezzi pubblici, scoraggiare i viaggi in aereo non necessari, abbassare i limiti di velocità in autostrada e concedere l’uso delle auto nelle città a giorni alterni.











