«Evasione fiscale? Sono felice di perdere voti se sono quelli sbagliati». La segretaria del Partito democratico Elly Schlein, intervistata dal direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini al Festival dell’Economia di Trento, non sceglie formule diplomatiche per rispondere alla domanda sull'ipotesi che il governo di Giorgia Meloni eviti una stretta più dura contro l’evasione per paura di perdere consenso. Un tema che Schlein collega direttamente anche all’Europa: «L’Ue quando vuole si sa svegliare. Il problema è chi la tiene a freno». Secondo la leader dem, «si può e si deve aumentare il contrasto al sommerso», sia a livello nazionale sia europeo, «rafforzando le agenzie che si occupano di indagare questi fenomeni» e dando loro «l’obiettivo chiaro di dimezzare le evasioni nel corso dei cinque anni che un governo ha per governare». Da lì, l’intervento della segretaria Pd si è allargato ai temi economici e sociali italiani — salari, energia, sanità, denatalità — fino alle questioni europee e internazionali. Schlein ha attaccato la linea economica dell’esecutivo sostenendo che «la stabilità senza crescita, portata avanti dal governo, non è sostenibile nel lungo periodo» e che all’Italia manca «una strategia per la crescita». La proposta del Pd, spiega, è «costruire le basi per un nuovo patto sociale per il lavoro e per il clima», attraverso «un nuovo metodo di governo» già sperimentato in passato in Emilia-Romagna: «Una cosa di questo tipo la facemmo in Emilia Romagna, quando ero vicepresidente e Stefano Bonaccini era presidente». La leader dem accusa direttamente il governo Meloni di essere «responsabile di un forte rallentamento». «Appena si è insediato ha cambiato la governance e ha passato nove mesi a parlare di modifiche al Pnrr», spiega. Modifiche che, secondo Schlein, «erano perlopiù centralizzazioni di spesa a livello ministeriale, quando i Comuni stavano spendendo bene e in fretta». Al centro del discorso anche il nodo energetico. «Abbiamo il costo delle bollette più alto d’Europa e siamo più esposti agli shock energetici», dice Schlein, sostenendo che «non è scritto da nessuna parte che dobbiamo essere così dipendenti dalle fonti fossili». La ricetta proposta passa da una riforma del mercato elettrico “se vinceremo le elezioni” e da una forte accelerazione sulle energie rinnovabili. «In Spagna per fare un nuovo impianto eolico ci mettono due anni. In Italia sei, sette anni», osserva, spiegando che servirebbe «una nuova unità di missione» per «ridurre di almeno due anni i tempi» delle autorizzazioni. Tra le priorità indicate dalla segretaria Pd ci sono poi «sanità, lavoro ed energia». Sul lavoro torna la proposta del salario minimo: «Subito l’approvazione del salario minimo», in un Paese che ha «i salari tra i più bassi d’Europa». Il riferimento, precisa, deve essere ai contratti collettivi firmati dalle organizzazioni «veramente rappresentative». Accanto al tema del lavoro, quello del contrasto alla denatalità e alla fuga dei giovani all’estero al rafforzamento dei servizi pubblici. «Per evitare che 192mila giovani emigrino, come è successo dal 2019 al 2023, servono i servizi», afferma. Propone «asili nido gratuiti» e l’attuazione del «congedo paritario», perché «è giusto aiutare anche i padri a vedere crescere i loro figli». E aggiunge: «Quando mancano i nidi lo sappiamo tutti chi è che rinuncia a lavorare. Sono le donne e non lo dobbiamo accettare». Anche l’assegno unico familiare, secondo Schlein, «andrebbe rafforzato». La lunga intervista, durata quasi un’ora, si sposta poi sul piano europeo. Secondo Schlein, l’Europa «deve compiere un salto in avanti» nell’integrazione politica oppure «rimarrà schiacciata». La leader dem invoca «un Piano di difesa comune, che non è la corsa al riarmo di 27 Stati con i loro 27 eserciti ancora molto scoordinati» e insiste sulla necessità di «superare l’unanimità» nelle decisioni europee. Sul conflitto in Medio Oriente, Schlein attacca la linea del governo israeliano dopo le immagini degli scontri contro gli attivisti della Freedom Flotilla. «Siamo rimasti tutti sconvolti dalle immagini di inaudita violenza contro gli attivisti della Flotilla», afferma. E aggiunge: «Il ministro Antonio Tajani ha detto ieri che servono sanzioni per Itamar Ben-Gvir. Ma Ben Gvir non è l’eccezione del governo israeliano, purtroppo è la regola». Secondo la segretaria Pd, il governo italiano sa che «altri Paesi europei non consentiranno l’approvazione di quella sanzione», che richiede l’unanimità. Per questo rilancia invece la strada delle «sanzioni commerciali», che «non richiedono l’unanimità ma la maggioranza qualificata». Infine, un passaggio sugli Stati Uniti e sul presidente Donald Trump. «Penso e spero che pagherà un prezzo alto alle prossime elezioni di mid-term», dice Schlein, accusandolo di non aver mantenuto le promesse sulla fine dei conflitti e sul miglioramento delle condizioni economiche degli americani.