Dal “respiro del mediterraneo” alle “identità commestibili”: come è nato questo nuovo progetto?Sono stata coinvolta dalla curatrice Gemma Gulisano. Collaboriamo da diversi anni ed è la seconda performance legata al cibo che ho il piacere di esporre sotto la sua curatela. La prima è stata “Acino di fuoco”, un progetto nato durante il mio periodo a Belgrado dove ho analizzato le somiglianze legate alla cultura del caffè tra i Balcani e il sud Italia, su come questa azione crea uno spazio sicuro e un senso di comunità. Queste performance dall’aspetto “relazionale” nascono per costruire dei legami, creare dei momenti di convivialità e soprattutto fanno risaltare le somiglianze presenti tra diverse culture poiché un senso di comunità esiste ovunque, è un carattere innato degli esseri umani.La sua performace a “IDENTIeat” sarà il “Bar”: performance artistica o indagine antropologica? Mi interessano i rapporti umani, le somiglianze tra diverse culture, cerco sempre di indagare quanto più a fondo possibile. Vivo in Germania da quasi due anni, mi sono confrontata da subito con la difficoltà nel costruire veri rapporti. L’aperitivo crea quell’ambiente perfetto, sia intimo che informale, in cui si può ridere e confidarsi, passare con disinvoltura attraverso diversi temi di attualità o personali senza un vero limite di tempo preimpostato. In realtà, la storia dell’aperitivo italiano ha una radice tedesca, in quanto il “Vermut” nasce grazie ad Antonio Benedetto Carpano che, essendo un grande ammiratore di Goethe, viene a conoscenza del Wermouth, vino tedesco infuso di erbe aromatiche e assenzio. Da qui nasce il collegamento tra Italia e Germania. Inoltre Goethe ha vissuto tantissimi anni nella Germania dell’Est, nello specifico a Lipsia, proprio dove abito io. E’ stato proprio lui a teorizzare il concetto di Weltliteratur, “letteratura mondiale”, perfettamente allineato con le mie performance relazionali, che si basano sullo scambio culturale come metodo di accrescimento ed unione sociale. Si potrebbero considerare quasi “affinità elettive”.Qual è il filo conduttore di queste “identità commestibili”? Il progetto ruota tutto attorno al cibo in quanto prodotto sociale e fenomeno culturale. Gemma ha selezionato diversi artisti e tutti noi abbiamo dato la nostra traduzione del tema. L'intento è quello di far riflettere sulla valenza politica che ha il cibo, poiché ogni acquisto, gesto e scelta alimentare hanno un impatto reale sulla società. Il progetto indaga anche le pratiche emergenti di consapevolezza alimentare: un tema a lei caro.L’incontrarsi per condividere un pasto è un momento presente nella storia umana fin dall’inizio, non è semplice nutrimento, ma costruisce la comunità. Raccogliersi di fronte ad un focolaio è uno degli elementi di scambio sociale che costruisce l’evoluzione della società stessa. Questo aspetto è un comportamento umano che mi interessa moltissimo perché ci risulta naturale nonostante comporti fatica. Il mio lavoro ha la sostenibilità come elemento fondamentale del processo creativo e l’alimentazione non si può escludere dalla narrazione. Ho scelto prodotti locali e sostenibili, come l’olio, che sarà parte della performance. Lo produciamo in famiglia, una tradizione che amo molto. Avere la certezza della provenienza di un alimento e la consapevolezza del lavoro che c’è dietro ti porta a rispettare davvero la natura.Prossimi progetti?Subito dopo questa mostra parto per Belgrado dove ho la mia personale “Nacre Mediterraneo” nella galleria “Non Canonico” e porterò con me anche Gemma Gulisano che ha curato il testo della mostra. Continuerò il mio lavoro sempre nei balcani con una Residenza artistica su un'isola di Montenegro, a “Mamula Island” e sono in attesa dell’uscita di tre nuovi cataloghi a cui ho partecipato. Sono molto contenta di avere tante occasioni per poter mostrare e parlare del mio lavoro, anche perché per me la condivisione è l’aspetto più soddisfacente e mi stimola ad aprirmi a punti di vista sempre differenti. Ho tanti progetti nuovi, che non vedo l’ora di esporre!
Claudia Evangelista: “Il senso di comunità è un carattere innato degli esseri umani”
Dalle performance relazionali tra Italia, balcani e Germania fino a Bar, il progetto presentato in "IDENTIeat – Identità commestibili": Evangelista racconta un











