La vera novità del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 non è la digitalizzazione dei referti, ma la possibilità di trasformare una sequenza frammentata di contatti sanitari in una infrastruttura nazionale di continuità clinica, programmazione e innovazione.La tesi è netta: se resta un archivio consultabile, il FSE produrrà efficienze limitate; se diventa il layer comune di dati, identità, consenso, interoperabilità e servizi, può diventare una piattaforma strategica multisettore. Sanità pubblica, privato accreditato, farmacie, medici di medicina generale, specialisti, telemedicina, assicurazioni sanitarie integrative, ricerca, imprese biomedicali e welfare aziendale non operano più come mondi separati, ma come nodi di uno stesso patient journey regolato.La scadenza del 31 marzo 2026 — terza e ultima fase attuativa introdotta dal DM 30 dicembre 2024 e confermata, dopo la rimodulazione delle prime due fasi, dal decreto 11 novembre 2025 — ha spostato il tema dal disegno normativo all’esecuzione operativa: non basta “avere” il FSE, occorre alimentarlo entro 5 giorni dall’erogazione della prestazione con dati strutturati, leggibili dai professionisti e governabili dal cittadino. In questo passaggio si misura la maturità della sanità digitale italiana: non nel numero di portali attivati, ma nella capacità di usare il dato sanitario come bene infrastrutturale, senza indebolire privacy, sicurezza e fiducia.Indice degli argomenti