Dal 19 al 21 maggio 2026, le forze armate russe e bielorusse hanno condotto un’esercitazione congiunta sulla prontezza delle forze nucleari di scala e tempistica inedite. Non si è trattato di una routine. Tre giorni di manovre hanno prodotto una sequenza di segnali strategici che, sommati al contesto geopolitico della settimana, meritano una lettura integrata, non come notizia di cronaca militare, bensì come indicatore di profondi mutamenti in corso nell’architettura della sicurezza globale. L’analisi del generale Ivan Caruso, consigliere militare della Sioi

L’esercitazione si è conclusa con una serie di lanci reali che ha coinvolto l’intera triade nucleare russa: un missile balistico intercontinentale Yars lanciato dal cosmodromo di Plesetsk verso il poligono di Kura in Kamchatka, un Sineva lanciato da un sottomarino strategico Delta IV nel Mar di Barents, uno Zirkon ipersonico da unità navale della Flotta del Nord verso il poligono di Chizha, e un Kinzhal ipersonico da un MiG-31. Le forze bielorusse hanno contribuito con un lancio di Iskander-M verso il poligono russo di Kapustin Yar. Putin e Lukashenko hanno seguito i lanci in videoconferenza, dichiarando tutti gli obiettivi raggiunti.