Non riconoscersi più nella narrazione proposta dai media, fino a immaginare di sequestrare un famoso giornalista. “Ho rapito Paolo Mieli” – spettacolo di Diego Frisina per il Torino Fringe Festival, in scena da martedì 26 a domenica 31 a Lombroso 16 – usa il paradosso e il linguaggio della stand-up comedy per riflettere su informazione, potere e partecipazione collettiva. Le repliche sono in programma ogni sera alle 20. Frisina, perché proprio Paolo Mieli? «È stata una scelta istintiva, non a tavolino. Mi serviva una figura di peso che potesse farmi da guida in questo viaggio surreale. Negli ultimi cinque anni ho guardato molti talk show, la guerra in Ucraina è stata il punto di svolta. Avevo la sensazione che alcuni punti di vista sparissero completamente dal racconto pubblico. Gaza ha reso quella percezione ancora più forte». Quindi è un testo che nasce dalla frustrazione? «Sì. Il plot l’ho scritto in due giorni, quasi di getto. Da tempo mi dava fastidio il modo in cui certi temi venivano presentati. Non mi ritrovavo in molte delle posizioni che vedevo circolare, soprattutto nella poca pluralità del dibattito. A un certo punto ho sentito un forte senso di impotenza. Lo spettacolo nasce da lì». A un certo punto lei entra addirittura dentro un talk show. «Nello spettacolo sono ospite di una puntata di “Otto e mezzo”, dove sostituisco Lucio Caracciolo. Da lì parte un’escalation che mi permette di deformare la realtà senza allontanarmene davvero. Mi interessava parlare del presente senza far riferimento a fatti reali, usare il surreale per raccontare qualcosa che però riconosciamo tutti».
Diego Frisina: “Vado in studio a Otto e mezzo per rapire Paolo Mieli. La satira è sdegno e arte”
Il regista e attore: “Continuo ad avere fiducia nei media tradizionali”








