Inevitabile arriva l’ennesimo prestito di Stato per tenere in piedi l’ex Ilva. Nel decreto accise in approvazione oggi in consiglio dei ministri entra un nuovo intervento per consentire la continuità produttiva dell’azienda, a fronte di una procedura di cessione che non riesce a giungere alla meta. Si parla di un prestito da 240 milioni di euro totali, diviso però in due tappe: 100 milioni dovrebbero essere inseriti oggi nel decreto accise mentre ulteriori 140 milioni verrebbero deliberati a luglio.

Con questi 240 milioni il governo italiano esaurirà il plafond massimo di 390 milioni del prestito di salvataggio che la Commissione europea aveva autorizzato agli inizi di febbraio, purché limitato ai costi operativi e con un obbligo di restituzione entro sei mesi, dopo le interlocuzioni tra il ministro delle Imprese e del made in Italy (Mimit) Adolfo Urso e la commissaria per la transizione green e la concorrenza, Teresa Ribera. A gennaio il governo aveva già varato la prima tranche da 149 milioni.

Le complicazioni della gara per la cessione degli asset di Acciaierie d’Italia, e il conseguente prolungamento dei tempi (ci si attendeva una conclusione entro aprile), rendono indispensabile il nuovo finanziamento per far fronte alle esigenze di liquidità per lavori, fornitori e stipendi del personale. L’alternativa sarebbe di fatto la chiusura del principale gruppo siderurgico italiano. È stato il ministro dell’Economia (Mef) Giancarlo Giorgetti, nel corso del Festival dell’Economia di Trento, a spiegare che l’intervento per garantire il proseguimento delle attività dell’ex Ilva troverà spazio nel decreto con cui sarà prolungato il taglio delle accise sui carburanti. L’intenzione del Mef di scindere il finanziamento in due parti fa presagire tra l’altro che la gara difficilmente si chiuderà prima di luglio.