Aggiungi come fonte la Gazzetta del Sud
Si chiama «L’arte di Nik Spatari, genio contemporaneo» ed è una mostra retrospettiva permanente, che raccoglie in 30 dipinti, finora non esposti, il cammino creativo dell’artista calabrese di Mammola a sei anni dalla morte. La sede è la Fondazione Musaba (Museo Santa Barbara), l’eccezionale complesso fra arte e natura che Nik Spatari e la moglie olandese Hiske Maas hanno creato dal nulla, dopo anni di attività a Parigi e Milano. Un luogo quasi incredibile che si può definire “rinascimentale” nella sua visione d’insieme e che, a sua volta, è un’esposizione permanente del genio creativo dell’artista, pittore, scultore e architetto, che da autodidatta (ma anche allievo di Le Corbusier) ha saputo raggiungere vette assolute come il monumentale «Sogno di Giacobbe».
Questa mostra, ci dice Hiske Maas, presidente della Fondazione, «è un momento importante per ridare attenzione alle tante espressioni artistiche di Spatari che è stato, sin dai primordi della sua infanzia, un genio rinascimentale contemporaneo. Nik riusciva a fare qualsiasi cosa e da autodidatta ha esplorato il mondo delle arti facendo tante scoperte».
Colpito da sordità già nella prima infanzia, Spatari ha saputo trasformare l’handicap in risorsa creativa, instaurando «un rapporto sensoriale e tattile con la materia». La mostra raccoglie opere tra il 1940 e il 2000 e racconta un’evoluzione creativa e tecnica costante, dall’olio su tavola alle pitture materiche fino alla nitro – sottratta all’uso industriale – su tela. Una ricerca inesausta, volta spesso alle grandi imprese con opere oversize, che poi sono quelle che hanno instaurato il paragone con Michelangelo.Già nelle prime tele esposte (del 1940) si vede l’attenzione di Spatari non solo ai temi della vita quotidiana ma anche all’introspezione, che introduce il passaggio alle tele degli anni Cinquanta come «Ines», il ritratto della sorella, e «Autoritratto nel circo». Continuando, il percorso diventa sempre più interessante come accade con la tela «L’addio» (1954), esempio di una ricerca cromatica all’epoca estremamente moderna, in cui certe pennellate che possono ricordare Van Gogh sono portate verso una linea espressionista di grande impatto visivo. Subito dopo, è testimoniata la stagione del “prismatismo”, lo stile pittorico che Spatari creò a Losanna. «Policromie vibranti» che sembrano avvolgere i soggetti delle tele, come «La principessa» o «L’amica del pescatore». Nel 1960 l’artista sperimentò maggiormente l’uso del colore che si fa segno come nelle tele «Donna e cervo» e «Donna e lupi».








