Quello che il Post è diventato in questi anni lo deve in gran parte all’aver investito sulla formazione e sul lavoro di persone molto giovani, spesso senza esperienze giornalistiche o nemmeno professionali, ma con le qualità, le sensibilità e le ambizioni adatte a fare qualcosa di diverso e di buono nell’ambito dell’informazione italiana. La stragrande maggioranza dei giornalisti del Post è entrata in redazione a meno di trent’anni, molti a meno di venticinque: ed è stata una scelta preziosa, appunto, per un progetto che ha provato a costruire un modo proprio di fare informazione ma anche di fare con coerenza le scelte più diverse.

Questo investimento il Post continua a farlo in occasioni e modi diversi: uno di questi è stato, negli ultimi due anni, aver coinvolto persone in età da studi universitari in due esperimenti di stage orientati alla formazione e alla condivisione di approcci e criteri, e in parte anche al lavoro pratico all’interno della redazione: una cosa a metà tra un workshop lungo e un breve stage, a cui hanno contribuito molti giornalisti della redazione. L’obiettivo è di trasmettere e diffondere quello che il Post ha imparato in questi anni e di alimentare un ricambio e un rinnovamento di osservazioni e approcci tra chi farà i giornali tra un anno, cinque o dieci.