Per gran parte dell’ultimo decennio, l’approccio normativo globale verso gli asset digitali è stato caratterizzato da progressi disomogenei: regole chiare in alcuni mercati, incertezza (e frequenti interventi regolatori per analogia) in altri. Nel 2025, il tono è cambiato in modo significativo. Ciò che è mutato non è stato il fatto che le autorità di regolamentazione abbiano “risolto” la questione delle risorse digitali. Piuttosto, un numero maggiore di giurisdizioni è passato dal “cosa” al “come”.Tre temi chiave sono emersi ripetutamente:(i) aspettative più chiare in termini di licenze e condotta per gli intermediari;(ii) approcci più espliciti alla moneta digitale (stablecoin, depositi tokenizzati e relativi meccanismi di regolamento); e(iii) sforzi continui per allineare gli standard globali sul trattamento prudenziale e sui controlli contro i crimini finanziari.Di conseguenza, il panorama è ora più chiaro rispetto al passato, ma non è ancora pienamente armonizzato. Il settore è ancora nelle fasi iniziali nell’affrontare alcune delle questioni più complesse. Tra queste: come gli asset digitali si inseriscano nei quadri normativi esistenti in materia di titoli e custodia; quali siano i parametri di riferimento per una «buona» resilienza operativa; e come dovrebbe funzionare nella pratica la conformità normativa a livello transfrontaliero.Indice degli argomenti
Mercato crypto, perché il nuovo ordine resta fragile - Agenda Digitale
La regolamentazione degli asset digitali è entrata in una fase più operativa. Stablecoin, custodia bancaria, MiCA, tokenizzazione e controlli transfrontalieri mostrano progressi concreti, ma restano nodi aperti su armonizzazione, trattamento prudenziale, compliance e scalabilità istituzionale








