Che sollievo: non è un terrorista. Che sollievo: non è straniero. Che sollievo: non è sano di mente. Stiamo parlando di Salim el Koudri, l'uomo che ha falciato la folla a Modena, e della reazione che hanno avuto a caldo le istituzioni e i partiti politici, non solo di sinistra (delle speculazioni sfacciate dei patrioti della remigrazione parleremo dopo). Una reazione di sollievo, comprensibile ma sbagliata, per tanti motivi. Riassumibili tutti in un concetto solo: accantonare i problemi non serve a risolverli. Anzi, di solito peggiorano, si cronicizzano, diventano endemici, esplodono.
E i problemi sono parecchi. Il primo è la gestione del disagio psichico, che fa acqua da tutte le parti, perché alla legge Basaglia, che chiuse giustamente i manicomi, non ha fatto seguito nulla. C'è un vuoto normativo enorme a causa del quale, in Italia, non è possibile curare chi non vuole essere curato.
L'altro problema è quello dell'evidente insicurezza delle nostre città e del nesso che c'è sia con l'immigrazione clandestina sia con il malessere delle seconde generazioni. L'integrazione quasi sempre riesce, ma talvolta no. Ne ha parlato con lucidità il governatore dell'Emilia-Romagna, Michele de Pascale: ''Bisogna evitare di ripercorrere la strada francese, dove la terza generazione è più radicalizzata della seconda''.










