Separarsi è difficile; separarsi solo in parte lo è ancora di più. Separarsi dagli Stati Uniti è, sul piano funzionale, impossibile.
Eppure è esattamente ciò che il primo ministro canadese sta cercando di fare da un anno a questa parte. Di fronte alle minacce di Donald Trump, Mark Carney ha avviato un programma “Canada Strong” volto a ridurre la dipendenza del Canada dagli Stati Uniti, rafforzando al tempo stesso le fondamenta dell’economia canadese. Naturalmente, però, la questione è tutt’altro che semplice. L’approccio di Carney verso gli Stati Uniti consiste, in sostanza, nel creare distanza, ma non troppa; mentre la sua strategia per l’economia interna combina, in modo paradossale, grande spesa pubblica e austerità. In altri termini, è una politica che cerca di tenere insieme due opzioni opposte il più a lungo possibile.
Finora queste contraddizioni non hanno danneggiato Carney sul piano politico, ma mettono in luce alcuni problemi strutturali della posizione canadese: il Canada ha bisogno degli Stati Uniti, e la spesa in deficit ha i suoi limiti. Resta da vedere quanto a lungo questo equilibrio potrà reggere.
La strada da Davos
All’inizio del 2026, al Forum economico mondiale, Carney ha pronunciato il discorso più significativo di un primo ministro canadese da quasi un secolo. A proposito della leadership globale statunitense sotto Donald Trump, Carney ha formulato questa valutazione: “il patto non funziona più… siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione, e non possiamo più vivere ‘dentro una menzogna’”. Il patto a cui si riferiva è lo scambio che la maggior parte dei Paesi accetta tra il riconoscimento dell’egemonia statunitense e il godimento dei beni pubblici globali che essa garantisce. La menzogna è che questo sistema di leadership americana continui ancora a funzionare. Era un’idea forte, da tempo teorizzata in ambito accademico, ma raramente espressa con tanta nettezza sulla scena internazionale.






