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Il 5 maggio in Indiana ci sono state le elezioni primarie per il Senato statale, che sarà rinnovato per metà (25 seggi su 50) il prossimo 3 novembre. È un voto che normalmente avrebbe poco spazio anche sulla stampa statunitense, ma non quest’anno: quelle Repubblicane sono state considerate un test dell’influenza del presidente Donald Trump sul partito, ed è risultato che ne abbia ancora molta, nonostante la sua popolarità a livello nazionale sia in calo.

In sette collegi Trump aveva portato avanti una battaglia politica per rimuovere altrettanti senatori Repubblicani, a lui sgraditi. Aveva quindi dato il suo sostegno pubblico ai loro sfidanti alle primarie. Dei sette sfidanti sostenuti da Trump cinque hanno vinto, uno ha perso e un altro è arrivato in perfetta parità.

L’anno scorso i sette senatori con cui Trump se l’è presa si erano opposti alla sua richiesta di modificare le mappe elettorali dell’Indiana per favorire i Repubblicani e aiutarli a ottenere due seggi in più a livello federale. È un processo noto come gerrymandering politico, il cui uso nel secondo mandato di Trump è diventato molto più frequente ed esplicito, sia da parte dei Repubblicani sia, in risposta, dei Democratici. Dal 2025 cinque stati governati dai Repubblicani e tre dai Democratici hanno cambiato le loro mappe per creare collegi in cui i rispettivi candidati sono favoriti, e molti altri ci stanno provando o stanno valutando di farlo.