Questa sera al Tüpraş Stadyumu di Istanbul, lo stadio del Besiktas, va in scena l’atto finale dell’Europa League. L’Europa League, e tanto più la Conference, non se la fila nessuno, tutti presi a sedersi intorno alla mensa trimalchionesca della Champions, a costo di accontentarsi degli ossi e delle briciole cadute tra le gambe di tavoli e sedie. A chi piace, anche nel calcio, la biodiversità le coppe minori offrono deschi più discosti ma non meno appetitosi.Si affrontano gli inglesi dell’Aston Villa e il tedeschi del Friburgo. Secondo quanto si legge dalla fonte Transfermarkt, il valore economico della rosa della seconda (191 milioni di euro) è meno del 35 per cento di quello della prima (547,5 milioni di euro), ma si sa che non basta sempre il cash, come sperano i Villans. Che infatti schierano come esterno destro Matty Cash che, inglese naturalizzato polacco, ha fatto il percorso inverso di Joseph Conrad, nato Józef Teodor Konrad Korzeniowski. In effetti, in quanto a letterarietà i ragazzi di Birmingham non scherzano: schierano infatti un brevilineo argentino di Mar del Plata, di passo svelto e di piedi buoni, che di nome fa nientemeno che Emiliano Buendia, raccomandato direttamente dal colonnello Aureliano. I pezzi grossi sono il portiere, il Dibu Martinez, altro argentino e titolare in nazionale; il difensore centrale Ezri Konsa, congolese naturalizzato inglese; il belga-senegalese Amadou Onana, rientrante da un lungo infortunio, affiancato a centrocampo da un altro esperto nazionale belga, Youri Tielemans; in attacco due inglesi, il centravanti Ollie Watkins, una certezza da cinque stagioni con la maglia dei claret&sky’s, e un nuovo crack, Morgan Rogers, scuola City, ma consacratosi ad alti livelli al Villa Park. Il capitano, di lungo corso, è invece uno scozzese: John McGinn, che potrebbe star bene anche seduto alla taverna dell’Ammiraglio Benbow.I tedeschi del Friburgo in finale ci arrivano dunque da underdog, e non vantano grandi nomi in squadra: a spiccare su tutti è lo svizzero Johan Manzambi. Il portiere, Noah Atubolu, tedesco-nigeriano, è una sicurezza; poi c’è un terzino, Lukas Kübler, con un nome da ciclista svizzero del dopoguerra; e un centravanti, Igor Matanovic, amburghese, cresciuto nel Sankt Pauli, ma di origini croate, nazione che ha scelto di rappresentare in campo internazionale. Una conoscenza del calcio italiano è Vincenzo Grifo, dal 2019 al Friburgo, e miglior marcatore della storia della squadra: figlio di emigrati italiani, seppure di cittadinanza tedesca ha scelto la nazionalità italiana cosa che gli ha consentito di giocare, tra il 2018 e il 2023, 9 partite in maglia azzurra, con 4 gol.A differenza dell’Aston Villa, nobile squadra inglese – tra i club fondatori della Football League nel lontano 1888 e poi anche, circa un secolo dopo, della Premier, sette campionati inglesi, altrettante Coppe d’Inghilterra ma soprattutto una Coppa dei Campioni nel 1981-82 – il Friburgo, stabilmente in Bundesliga solo da una ventina d’anni, può contare come miglior risultato di tutta la sua storia, iniziata nel 1904, solo una finale di Coppa di Germania nel 2021-22, dove è stato sconfitto ai rigori dal Lipsia.Ma tedeschi e inglesi che si incontrano in una finale è pur sempre un classico. Che tuttavia manca dalla stagione 2011-12 in Champions League, quando il Chelsea di Lampard e Drogba battè ai calci di rigore il Bayern di Lahm e Kroos, Robber e Ribery, e già di Manuel Neuer. E, addirittura dal 1972-73, in Europa League, allora ovviamente Coppa UEFA, quando il Liverpool di Keegan e Toshack batté 1-0 il Borussia Moenchengladbach di Netzer e Heynckes.Sulla panchina dei Villans però siede un esperto della materia: Unai Emery, un basco, una garanzia, quattro Europa League vinte (tre col Siviglia e una col Villareal). Non si può dire altrettanto di Julian Schuster, il tecnico del Friburgo, in panchina dal 2023-24, già giocatore della compagine brisgoviana fino al 2018, e poi per anni allenatore in seconda dello storico mister Christian Streich, per oltre dodici stagioni alla guida del Friburgo. Ma come diceva uno che la sapeva lunga, guarda caso un calciatore inglese, Gary Lineker: «Il football è quel gioco in cui 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine vincono i tedeschi».A Friburgo in Brisgovia i friburghesi hanno un nomignolo: Bobbele. Forse deriva da una parola del dialetto alemanno con cui si chiamavano i bambini piccoli (da qualche anno Bobbele è anche un personaggio pubblico con tanto di marchio registrato all’Ufficio tedesco dei brevetti). A Birmingham gli abitanti si chiamano Brum, e brummie è il particolare dialetto dalla pronuncia molto particolare, quasi uno slang: deriva dall’antico nome dialettale della città, Brummagen.Checchè ne pensi Lineker, Brumm o Bobbele, vinca il migliore.