Un plauso solenne per un'operazione che ha radici lontane e che assesta un colpo durissimo alla criminalità organizzata del territorio. Questa mattina, nella storica caserma “Biagio Pistone”, quartier generale del Comando provinciale dei carabinieri di Agrigento, il comandante, colonnello Nicola De Tullio, ha voluto stringere la mano, uno a uno, agli uomini e alle donne che hanno coordinato l'operazione antidroga scattata ieri a Licata, culminata con l’esecuzione di sei misure cautelari personali.

L’incontro non è stato un semplice atto formale, ma un riconoscimento profondo alla professionalità e al sacrificio investigativo dimostrati dai militari del Nucleo investigativo di Agrigento e della Sezione operativa della Compagnia di Licata. Sotto la guida attenta e rigorosa della Procura della Repubblica di Agrigento, gli investigatori dell'Arma hanno tessuto una tela invisibile ma resistentissima tra aprile 2025 e febbraio 2026, documentando mesi di malaffare, cessioni di stupefacenti e dinamiche violente.

Per capire la portata di questo blitz, tuttavia, bisogna fare un passo indietro e tornare al gennaio del 2024, quando un rogo spaventoso distrusse uno stabilimento per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti a Licata, sollevando una nube tossica e un fortissimo allarme sociale nella comunità. Quell'evento diede il via all'indagine “Omnia”. Proprio scavando tra i segreti, i canali finanziari e i sospetti legati a quell'incendio, i carabinieri hanno intercettato una seconda linea criminale, ben più ramificata: un'intensa attività di spaccio di droga che asfissiava Licata, gestita da un gruppo spregiudicato capace persino di dotarsi di armi clandestine per imporre il proprio controllo sul territorio e regolare i conti con i clan rivali.