Il tribunale di Roma ha condannato il Ministero dell’Interno al pagamento di 3.600 euro per il ritardo nella procedura di ricongiungimento familiare di Annick. L’avvocato: “Non possono trattare questi ragazzi come se fossero di serie B.”
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Non aveva potuto riabbracciare i suoi figli Annick Mireille Blandine Loba, una donna ivoriana che per 17 anni aveva lavorato a Firenze per poter raggiungere i requisiti necessari per far venire in Italia i suoi bambini. Aveva 37 anni nel 2022 quando, a causa di un infarto, è morta senza realizzare quel desiderio di portare la sua famiglia nel luogo in cui aveva trovato lavoro prima come cameriera e poi come operaia in hotel.
Il nullaosta sarebbe dovuto arrivare entro tre mesi dalla richiesta e invece è arrivato tredici giorni dopo la sua morte. Ora, dopo altri due anni, il tribunale di Roma ha riconosciuto un risarcimento simbolico di 3600 euro ai due ragazzi, condannando il ministero dell’Interno: lo Stato italiano dovrà risarcire i figli di Annick . Quel ritardo nel disbrigo delle procedure d'asilo ha impedito l’ultimo abbraccio tra i componenti di questo nucleo familiare. Secondo l'avvocato della famiglia Gennaro Santoro che Fanpage.it ha interpellato:"Se fossero stati rispettati i termini per il ricongiungimento, di cui la signora possedeva tutti i requisiti, lei quella mattina in cui è morta, sotto la doccia, non sarebbe stata sola e magari si sarebbe potuta salvare. Questo risarcimento simbolico di 3600 euro per noi è importante, perchè non possono trattare questi soggetti come se fossero di serie B, se esistono dei termini per concludere il procedimento di ricongiungimento, questi devono essere rispettati."






