PADOVA - Dalla panchina del Tombolato di Cittadella alla prima avventura da commissario tecnico. Rolando Maran riparte dall'Albania e lo fa con una sfida completamente nuova nella sua lunga carriera in panchina. L'allenatore trentino sarà infatti il nuovo ct delle "Aquile", con cui debutterà già nelle amichevoli del 3 e 6 giugno contro Israele e Lussemburgo. Per il tecnico classe 1963 sarà la prima esperienza alla guida di una Nazionale dopo oltre venticinque anni trascorsi tra Serie A e Serie B. Maran prende il posto del brasiliano Sylvinho dopo la delusione dell'Albania ai playoff mondiali contro la Polonia. Eredita una Nazionale cresciuta molto negli ultimi anni e con un forte legame con gli allenatori italiani: prima di lui sulla panchina albanese si erano seduti Giuseppe Dossena, Gianni De Biasi, Cristian Panucci ed Edy Reja. «Grazie per questa opportunità le prime parole del nuovo ct . Ho seguito da vicino la nazionale albanese. Mi state dando la possibilità di rappresentare un popolo di cui vado molto fiero. Voglio trasmettere il grande amore per questa maglia».
Il trampolino di lancio Una carriera lunga e spesso silenziosa, quella di Maran, costruita lontano dai riflettori ma attraverso risultati concreti. E proprio il Veneto, in particolare Cittadella, rappresenta uno dei capitoli più importanti della sua storia professionale. Per molti, infatti, il vero trampolino di lancio dell'allenatore trentino nasce proprio in granata. Dopo le prime esperienze da vice al Chievo di Baldini e nei settori giovanili di Brescia e Cittadella, Maran si lega profondamente alla società granata nei primi anni Duemila. Prima guida la Primavera, poi prende in mano la prima squadra in Serie C1, contribuendo a consolidare quella cultura del lavoro e dell'organizzazione che negli anni avrebbe trasformato il Citta in una delle realtà più solide del calcio italiano. Maran resta sulla panchina granata dal 2002 al 2005, sfiorando più volte risultati importanti e lasciando un'impronta ancora oggi ricordata nell'ambiente.Il decollo in A Da lì in avanti la sua carriera decolla definitivamente. Passa dal Brescia al Bari, poi Triestina, Vicenza e Varese, fino all'esplosione in Serie A con il Catania. In Sicilia firma il record storico di punti del club etneo nella massima serie, chiudendo all'ottavo posto con 56 punti. Ma è soprattutto al Chievo che Maran costruisce la sua reputazione di allenatore affidabile, pragmatico e capace di dare identità alle proprie squadre. Con i clivensi ottiene salvezze tranquille e un sorprendente nono posto, diventando uno dei simboli delle provinciali capaci di competere stabilmente in Serie A. Seguono poi le esperienze al Cagliari, Genoa, Pisa e il doppio ritorno al Brescia, ultima tappa italiana prima della chiamata dell'Albania. Una carriera fatta di panchine difficili, salvezze conquistate e progetti costruiti nel tempo. Ora, a 62 anni, arriva la prima avventura internazionale. E ancora una volta Maran riparte da ciò che ha sempre saputo fare meglio: costruire identità, gruppo e appartenenza. Proprio come aveva iniziato a fare, più di vent'anni fa, in quel piccolo ma ambizioso Tombolato.








