La didattica dell’orrore. Maestra sospesa per dodici mesi dal gip del tribunale di Napoli Nord, su richiesta della procura aversana, diretta da Domenico Airoma, per le violenze fisiche e psicologiche, durate quasi tutto l’anno scolastico, sugli alunni della prima elementare di una scuola di Sant’Antimo. Bambini, se pur vivaci e anche di più , di appena sei anni, provenienti da quell’ambiente simil famigliare quale è quello delle materne, si sono trovati di fronte a questa sorta di “ Mangiafuoco” che si rivolgeva a loro con urla in dialetto, percuotendoli durante le lezioni, in particolare con schiaffi sulle mani, sotto il mento e dietro la testa, tirandoli, trascinandoli, sbattendo loro le braccia sul banco premendo loro la testa verso il banco, alzando loro il mento con forza intimandogli di guardarla mentre li sgridava, umiliandoli e chiedendo l'approvazione della classe quando rivolgeva rimproveri, generando cosi risate di scherno negli altri bambini.
Ai più vivaci erano destinatari di minacce di botte cosi forti da fargli spezzare le dita. E se non terminavano in tempo i compiti, vietava ai bambini di andare in bagno nonostante le loro richieste, tanto che un paio di alunni non sono riusciti a trattenere la pipì, bagnandosi i pantaloni. Un inferno. Con la variante dell’aspirapolvere. Si. Perché quando la maestra arrivava ad afferrare uno dei piccoli particolarmente vivace, lo trascinava sul pavimento, esclamava: «Anche oggi abbiamo il nostro aspirapolvere». Pompei, perseguita e aggredisce l’ex fidanzata: arrestato 26enne di Torre del GrecoQuesta storia di violenze e sopraffazione è andata avanti dall’inizio dell’anno. Con i genitori allarmati dai racconti dei bambini, e la scuola a fare quadrato intorno alla maestra, con il dirigente scolastico, come ha scritto il gip Agostino Nigro nell’ordinanza, non ha preso con la dovuta attenzione la vicenda, tanto che è stato promotore di una lettera di elogi per la maestra e il ritiro delle prime querele da parte di alcuni genitori e la richiesta di archiviazione da parte del pubblico ministero. Questa attenzione, però, ha fatto si che la maestra “ rivedesse” la didattica della violenza, fino a febbraio, quando all’uscita, l’insegnante affronta la mamma di uno degli alunni, accusandolo di essere violento, perché l’aveva presa a morsi, tanto da mostrargli i segni. Quando la mamma del piccolo gli chiede il perché, il bambino racconta che la maestra lo aveva scelto come aspirapolvere, trascinandolo violenza tanto da strappargli la divisa e da fargli male al braccio. Allora scatta la denuncia, correlata dal referto dell’ospedale dove il piccolo era stato medicato. Questa nuova denuncia comporta il ritiro della richiesta di archiviazione proposta dal pm , che dispone nell’aula della maestra l’installazione di una telecamere spia, con tanto di audio. I dispositivi riprendono due episodi di violenza, gravissimi, con percosse a una alunna e una vera e propria “ caccia” ad un bambino, da parte di un uomo, non ancora identificato, ripreso mentre prende a calci il ragazzino, rannicchiato sotto la cattedra. Se qualche mese prima, grazie all’omertà delle colleghe e alla distrazione del direttore didattico e alla lettera di elogio, il pm aveva chiesto l’archiviazione, davanti a quelle immagini lo stesso magistrato ha chiesto al gip la misura degli arresti domiciliari, poi diventati sospensione. Ora tutti aspettano che l’ufficio scolastico regionale disponga un’accurata ispezione.






