«Ero sposato con una delle figlie del capo del cartello honduregno Arnaldo Urbina Soto. Mio suocero voleva che facessi attivamente parte della famiglia». Racconta così Ever Adonys Montoya Núñez, testimone honduregno che oggi vive in Messico, nella regione del Bajío. Proprio in questa regione, territorio conteso dal Cártel Jalisco Nueva Generación e il cartel di Santa Rosa de Lima, che per anni è stata tra le città messicane con i più alti tassi di omicidi, si concentra uno dei conflitti più intensi del centro del Paese per il controllo delle rotte e delle economie criminali locali. Eppure qui il testimone dice di sentirsi al sicuro.
La migrazione forzata nel continente latinoamericano non nasce soltanto dalla povertà o dalla generica ricerca di migliori opportunità di vita. Sono anche casi come questi a motivare la rotta migratoria verso il nord del continente. L’Honduras è da anni uno dei principali paesi di origine dei flussi migratori diretti verso il Messico e gli Stati Uniti. In molti casi è la conseguenza diretta di un contesto diffuso di criminalità organizzata che opprime l’intera regione da nord a sud. Il controllo territoriale esercitato da organizzazioni criminali e la collusione tra potere politico e cartelli provocano sfollamenti interni alla regione.









