Genova – Confcommercio rilancia l’allarme sul progetto di restyling dello stadio Luigi Ferraris, che prevede all’interno dell’impianto anche 10.694 metri quadri per per attività commerciali e di ristorazione. La presa di posizione arriva dopo la notizia dell’apertura della conferenza di servizi in Comune, per esaminare il progetto di riqualificazione dell’impianto. “Permettere 10.000 metri quadri di offerta interna significa condannare le piccole imprese che finora hanno fatto da scudo contro la desertificazione commerciale a Marassi, rappresentando un caso unico di resistenza alla grande distribuzione, perché grazie allo stadio si è creata una “bolla” di resilienza, con un legame identitario profondo tra tifosi e locali storici”, denuncia Umberto Solferino, presidente della Consulta dei Civ di Confcommercio. Leggi anche – Corsa agli Europei 2032, svolta per il nuovo Ferraris. Via all’esame del progetto La sindaca Silvia Salis ha dato rassicurazioni sulla volontà dell’amministrazione comunale di non trasformare lo stadio in un centro commerciale e di dare spazio, invece, ad attività legate allo sport. Ma i commercianti non si fidano. “Le promesse sui negozi a tema le abbiamo già sentite per il Palasport e sappiamo come è finita: c’è dentro di tutto. Non c’è alcuna legge che ci tuteli una volta autorizzate le superfici”, rimarca Ilaria Natoli, vice presidente di Confcommercio Genova. "Siamo già circondati: l’ex mercato di corso Sardegna e nove supermercati in 500 metri - osserva Roberta Toscano, presidente del Civ di Marassi -. Se pizzerie, hamburgerie e paninoteche aprono dentro le mura dello stadio, i locali del quartiere, che pagano affitti e tasse tutto l'anno da moltissimi anni per garantire un presidio di sicurezza e luce nelle vie, rischieranno la chiusura”. E Manuela Carena fa sapere che “come Confcommercio siamo pronti a portare avanti la nostra battaglia con forza. E’ una questione di visione di città: non accetteremo che si favoriscano i grandi investitori a scapito di chi vive e lavora sul territorio. Per lo stadio chiediamo garanzie blindate: niente alimentare, niente somministrazione selvaggia, solo articoli sportivi specializzati. E per la città chiediamo opere con una visione strategica, che non portino vantaggi a pochi per fare chiudere tanti e favorire la desertificazione”.