L'inseguimento e poi il rifiuto di uscire dall'auto. Finché non c'è stato lo scontro con i militari dell'attore, che per tentare di salvarsi avrebbe millantato parentele potenti. Tutte false

Ai carabinieri che l’hanno fermato, Marco Montingelli ha provato a usare l’intramontabile carta del «lei non sa chi sono io». Ha iniziato a millantare parentele e amicizie potenti, ma tutte palesemente inventate. Come ricostruito da Repubblica, l’attore 35enne è stato bloccato dai militari dopo una fuga notturna per le strade di Roma tra lunedì 18 e martedì 19 maggio. Con i militari si è lanciato in un tentativo disperato, quando ha urlato di essere il «nipote di Salvini» e di «conoscere Piantedosi», il ministro dell’Interno. Salvo poi cambiare versione qualche istante dopo: «Siete dei comunisti di m… io vi faccio licenziare, domattina vedrete, sono il nipote di Piantedosi». Frasi sconnesse, riportate in aula dai carabinieri, accompagnate da un alito definito «vinoso».

Cosa ha fatto Montingelli: inseguimento sul Lungotevere a tutta velocità

Tutto sarebbe iniziato intorno alle 2 di notte di lunedì 19 maggio, quando la Toyota Yaris dell’attore ha superato a forte andatura una pattuglia del Nucleo operativo radiomobile sul Lungotevere Tor di Nona. I militari hanno acceso la sirena, ma lui non si è ferma. Anzi, racconta uno dei militari in aula, avrebbe anche tentato la fuga «andando a zigzag in maniera estremamente pericolosa». Pochi minuti di corsa folle, qualche semaforo rosso bruciato e poi la frenata improvvisa in piazzale delle Belle Arti, «nel verosimile tentativo di farsi tamponare», secondo il giudice che ha convalidato l’arresto. Una manovra che peraltro stride con quanto si legge sul sito RbCasting, dove tra le sue qualità professionali figura proprio la «guida spericolata».