L’industria italiana vede un 2026 con un fatturato stabile a 1.168 miliardi. Sulla manifattura pesano gli effetti della guerra in Medio Oriente con la chiusura dello stretto di Hormuz che ha creato alta volatilità sui prezzi delle materie prime dell’energia. La fotografia dello stato di salute dell’industria manifatturiera italiana è stata scattata da Intesa Sanpaolo e Prometeia.
“Viviamo una fase in cui i mercati sembrano aver sviluppato una crescente capacità di assorbire gli shock geopolitici“, afferma Gregorio De Felice, chief economist e responsabile research department della banca milanese. I primi mesi del 2026, secondo l’analisi, sono stati caratterizzati da una grande incertezza su scala globale, alimentata dal conflitto in Medio Oriente che ha modificato bruscamente le prospettive per l’anno in corso. L’atteso miglioramento del contesto operativo nella seconda parte dell’anno non sarà sufficiente per mantenere il manifatturiero italiano su un sentiero di crescita, ma potrà garantire una sostanziale stabilizzazione del fatturato sui livelli del 2025, a prezzi costanti.
A prezzi correnti, invece, le nuove tensioni dell’inflazione legate al conflitto si rifletteranno in un moderato aumento del fatturato nominale (+3,8%), con un giro d’affari complessivo 2026 pari a 1.168 miliardi di euro. Sarà il mercato interno a fornire il sostegno principale all’attività della manifattura italiana nel corso del 2026, soprattutto dal lato degli investimenti, che manterranno un profilo espansivo grazie agli incentivi fiscali e alla fase conclusiva del Pnrr.









