Al direttore - Ho letto il vostro editoriale sulla “vera cittadinanza” di cui parlare a Modena e desidero dire, con semplicità, che ne condivido lo spirito e la direzione. Davanti a un episodio tragico, brutale, inaccettabile, il primo dovere dello Stato è garantire giustizia, sicurezza, fermezza. Chi ha colpito deve rispondere fino in fondo delle proprie responsabilità. Ma il secondo dovere di una comunità nazionale è saper riconoscere, senza esitazioni, chi in quel momento ha difeso la vita degli altri, la legalità, la convivenza civile.diPer questo ho scritto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ringraziandolo per la prontezza con cui il ministero dell’Interno e le forze dell’ordine sono intervenuti dopo il gravissimo episodio di Modena e chiedendogli di valutare la proposta al Capo dello Stato della concessione di un riconoscimento a Luca Signorelli e a tutti coloro che sono prontamente intervenuti per bloccare l’aggressore, mettendo a rischio la propria incolumità per impedire conseguenze ancora più gravi.Non basta punire il male. Bisogna anche saper premiare il bene. Non basta dire che chi aggredisce, chi uccide, chi semina terrore deve essere perseguito con il massimo rigore. Bisogna anche dire che chi si oppone alla violenza, chi protegge gli altri, chi sceglie il coraggio al posto dell’indifferenza merita il riconoscimento dello Stato.La cittadinanza, in questo senso, non è solo un documento. E’ un patto. E’ appartenenza a una comunità di diritti e di doveri. Quando cittadini italiani o stranieri violano le leggi e il patto di questa comunità vanno sanzionati. Ma quando cittadini italiani, o cittadini che amano l’Italia e ne rispettano le regole, difendono concretamente la sicurezza degli altri, mostrano il volto migliore della nostra nazione. L’integrazione si costruisce anche così: non con gli slogan, non con le paure, non con il lassismo, non con le generalizzazioni, ma con il riconoscimento pubblico di chi sceglie da che parte stare. A Modena alcuni uomini hanno scelto la parte giusta: meritano un riconoscimento e decideremo quale. L’Italia deve saperlo dire.Antonio Tajani è vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri
Perché la “vera cittadinanza” di cui parlare a Modena è quella mostrata anche dai due eroi egiziani. Ci scrive Tajani
"L’integrazione si costruisce anche così: non con gli slogan e le paure, con il lassismo e le generalizzazioni, ma con il riconoscimento pubblico di chi sceglie da che parte stare. A Modena alcuni uomini hanno scelto la parte giusta: meritano un riconoscimento". Il vicepremier risponde all’idea del Foglio












