Lo scorso 31 marzo, scrivendo di Ticketmaster e del caro biglietti su questo blog, mi ero fermato su un dato che continuava a tornare: la RCF Arena di Reggio Emilia, la struttura all’aperto più grande d’Europa con i suoi 100.000 posti, era sostanzialmente fuori dai circuiti che contano. I grandi nomi passano da Milano, da Roma, da Firenze, qualche volta da Bologna. Campovolo restava lì, enorme e sottoutilizzato. La vicenda Hellwatt, con tutto il caos che ne è seguito, non ha fatto che confermare quella domanda. E renderla più urgente.

Il mercato dei live in Italia si è nel frattempo ulteriormente concentrato. Live Nation ha preso il controllo dell’Unipol Forum di Assago, del Teatro Repower e del Carroponte. CTS Eventim, che già controlla TicketOne e Friends&Partners, sviluppa l’Arena Santa Giulia. Due multinazionali, due filiere quasi verticali. Chi organizza concerti internazionali di peso passa inevitabilmente da uno di questi due poli. Chi resta fuori ha un problema strutturale, non contingente.

La RCF Arena è fuori da entrambe le filiere. Non per colpa della struttura, che è tecnicamente eccellente. Ma perché portare certi artisti in certi posti richiede anni di relazioni con i management internazionali, contratti, credibilità costruita nel tempo. Claudio Trotta di Barley Arts, uno dei pochi promoter indipendenti con un curriculum internazionale solido, lo sa meglio di chiunque: è lui che nel maggio 2024 portò gli AC/DC a Campovolo davanti a centomila persone, l’unico sold out internazionale che quella struttura abbia mai visto. Non è un caso che sia rimasto un episodio isolato.