C’è un numero che, più degli altri, racconta la fase. Non è il 28,5 per cento di Fratelli d’Italia, che pure conferma il partito di Giorgia Meloni saldamente in testa. Non è neppure il 22,2 per cento del Partito Democratico, che continua a rosicchiare terreno. E non è soltanto il 12,5 per cento del Movimento 5 Stelle, che torna a salire. Il dato che merita di essere guardato con attenzione è quel 4,1 per cento attribuito a Futuro Nazionale, la formazione riconducibile a Roberto Vannacci: una soglia che, in un sistema politico già frastagliato, smette di essere folclore e comincia a diventare fattore.

L’ultima rilevazione SWG per il TgLa7, pubblicata ieri, fotografa un’Italia politicamente meno immobile di quanto suggeriscano gli scarti minimi settimanali. Fratelli d’Italia arretra di 0,3 punti e si attesta al 28,5 per cento; il Pd cresce di 0,2 e sale al 22,2; il M5S avanza di 0,3 fino al 12,5. Anche Forza Italia guadagna un decimale e tocca il 7,6 per cento. Sul fronte opposto, cala ancora la Lega, che perde 0,2 punti e si ferma al 6 per cento, mentre Alleanza Verdi e Sinistra scende al 6,7. Fra i partiti minori, Azione è al 3,5 per cento, Italia Viva al 2,4, +Europa all’1,4, Noi Moderati all’1,3. Resta stabile al 27 per cento la quota di chi non esprime una preferenza.