Se i rumors – molto “rumorosi” per dirla alla Alex Ferguson – in libera circolazione da qualche ora in Inghilterra narrano la verità, domenica prossima Pep Guardiola, contro l’Aston Villa, occuperà per l’ultima volta la panchina del Manchester City. La notizia è sfuggita di mano ad alcuni sponsor legati al club ed è planata nelle mani dei media d’Oltremanica. Pep, legato al City fino al 2027, chiuderà la sua avventura decennale con una stagione d’anticipo. La svolta era nell’aria. Ci sono stati in questi mesi segnali inequivocabili, nonostante le dichiarazioni di prammatica, ma ora che sta assumendo contorni più netti, la fine di un’epopea straordinaria produce un certo effetto. C’è già il nome del successore: Enzo Maresca, diventato allenatore all’ombra di Guardiola e vincitore della Premier League 2, con i Citizens, nella stagione 2020-2021. Il club di proprietà emiratina vuole un erede il più possibile accostabile a Pep e il tecnico di Pontecagnano Faiano, 46 anni, in fuga dal Chelsea il 1° gennaio 2026 dopo aver vinto nel 2025 il Mondiale per club e la Conference, è giudicato l’opzione migliore.
Dieci anni, venti trofei: sei Premier, cinque coppe di Lega, tre FA Cup, una Champions, un Mondiale, una Supercoppa Uefa, tre Community. Già i numeri raccontano qualcosa di leggendario, ma Guardiola è stato molto di più. Ha dato un’impronta di gioco che ha sedotto l’intero panorama inglese. Ha plasmato una generazione di giovani tecnici. Ha imposto la forza delle idee e del coraggio come linea guida, a volte rischiando oltre il lecito, come in occasione della finale di Champions persa nel 2021 contro il Chelsea. Quella sera andò troppo oltre, schierando un modulo e una squadra mai visti: in nome di un’idea, di un sovrapporsi di pensieri e di sensazioni che lo portò fuori strada.










