Marco Bazzichi
18 maggio 2026 11:13
Una decima edizione che mette al centro la forza visiva e universale del grande schermo per raccontare la contemporaneità. Dal 18 al 20 maggio, Firenze si conferma il punto d'incontro ideale per il confronto culturale grazie al Kibaka African Film Festival. Quest'anno la manifestazione concentra le sue energie migliori sullo Spazio Alfieri, celebrando la centralità del linguaggio cinematografico: un'arte di altissimo livello tecnico e realizzativo, capace di parlare a qualunque spettatore e di svelare legami profondi e spesso inediti con l'Italia.“Torniamo all'Alfieri dopo otto anni”, sottolinea con entusiasmo l’organizzatore Matias Mesquita. “Presentiamo un programma di forte valore artistico e di grande attualità, con pellicole premiate nei maggiori festival internazionali. Kibaka è una manifestazione culturale afro-europea e afro-discendente che offre alla città di Firenze la bellezza di vedere questi registi e artisti all'opera. Desideriamo mostrare una realtà plurale attraverso gli occhi di chi fa cinema, scrive libri, ingegneri, farmacisti o creativi”.La rassegna cinematografica, realizzata in collaborazione con l’Afrobrix Festival di Brescia, dimostra come la produzione afroeuropea contemporanea abbia raggiunto una maturità stilistica straordinaria. Le storie selezionate superano i confini geografici per affrontare temi universali: la memoria, il potere, l'infanzia e le sfide personali.Il cartellone dello Spazio Alfieri vanta opere cinematograficamente impeccabili. Mercoledì 20 maggio alle ore 20:00 sarà proiettato “Katanga” (diretto dal pluripremiato Dani Kouyaté), un lungometraggio di rara potenza estetica che traspone il Macbeth shakespeariano in chiave africana, vincitore dell’Etalon d’Or al FESPACO 2025. La serata del 19 maggio sarà invece dedicata ai cortometraggi d'autore premiati dall'ultima giuria di Afrobrix, tra cui spiccano Café? di Bamar Kane (Francia) e Syncopation di Yasmine Benaceur, opere celebrate dalla critica per la straordinaria cura dello sguardo e la forza poetica delle immagini.Il legame con l'Italia è l'altro grande pilastro della rassegna. Il festival dimostra come l'afrodiscendenza e la mobilità umana siano parti integranti del tessuto storico e presente del nostro Paese, capaci di generare una profonda empatia nel pubblico italiano.Il primo esempio di questo legame è “Nyumba”, il film del regista italiano Francesco Del Grosso, proiettato in sala alla presenza dell'autore. Attraverso un'originale e poetica tecnica artistica basata sull'uso della sabbia, l'opera restituisce un racconto intimo sulle vicende migratorie dal deserto del Mali all'Italia, offrendo un'esperienza cinematografica densa di umanità e reciprocità.L'attesa è altissima anche per il documentario “We Were Here” (20 maggio ore 19:00), inserito nella lista ufficiale per le selezioni degli Academy Awards® 2026 dopo il successo alla Biennale di Venezia. “È un film splendido che ricostruisce la presenza africana nel Rinascimento europeo”, spiega Mesquita. “Ci mostra figure storiche straordinarie che hanno frequentato le corti dell'epoca, incluse le stanze medicee proprio qui a Firenze, fino ad arrivare ad Antonio Manuel Nsaku ne Vunda, ambasciatore del Regno del Congo presso il Vaticano nei primi anni del Seicento”.Attorno alle proiezioni dello Spazio Alfieri ruotano gli eventi collaterali del festival, pensati per approfondire i medesimi stimoli culturali. Il Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria ospiterà i talk pomeridiani (ore 17:30): il 19 maggio l'incontro “Noi ci siamo” raccoglierà le storie di talenti afroitaliani (stilisti, farmacisti, cuochi), mentre il 20 maggio si terrà il dibattito “Come ci raccontiamo” dedicato alla letteratura contemporanea.Lunedì 18 maggio, la Biblioteca delle Oblate (Sala Trefusis) inaugurerà invece la mostra documentaria “Alla scoperta della storia e della cultura africana”, aperta fino al 31 maggio. Curata da Mesquita, l'esposizione valorizza i testi antichi dal XVI al XIX secolo custoditi nel fondo di conservazione della biblioteca. “I geografi italiani del Sette e Ottocento hanno disegnato mappe dettagliatissime prima delle divisioni coloniali del 1885”, conclude l'organizzatore. “Questi libri rari mostrano la ricchezza dei regni storici nel Congo, in Senegal o in Eritrea, aiutandoci a comprendere il passato per decodificare la complessità del nostro presente”.








