Quando Massimo ha scoperto di avere un tumore al cervello era passato solo un mese da quando suo padre se n’era andato, sempre a causa di un tumore. Anche il fratello e la madre si sono ammalati. Dopo anni di battaglie, si può dire che quella non fu solo sfortuna, ma la causa diretta della combustione di metalli ferrosi delle Fonderie Pisano, un’attività operativa dagli anni ‘50. Ci troviamo nella periferia sud-est di Salerno, nel quartiere di Fratte, dove Massimo e altri centinaia di nuclei familiari hanno vissuto per anni di fianco a quella che viene chiamata «la piccola Ilva».

Per Massimo, i residenti e gli operai di Salerno la fine della battaglia sembra avvicinarsi: lunedì 18 maggio il Consiglio di stato ha rigettato il ricorso della famiglia Pisano alla chiusura imposta dalla Regione. Ma non è ancora detta l’ultima parola.

Il prezzo nascosto della transizione, così si può provare ad arginarlo

divulgatore

I FUMI CHE “INVADEVANO LA VITA”